Invecchiamento del viso: perché il problema non è (solo) la pelle in eccesso

Quante volte ci siamo guardati allo specchio e, tirando indietro la pelle delle guance con le dita, abbiamo pensato: “Guarda come mi sono ceduti i tessuti, avrei proprio bisogno di un lifting per togliere questa pelle in eccesso“?

È un gesto istintivo e diffusissimo. Molto spesso, in sede di visita, i pazienti replicano esattamente questo movimento, convinti che la soluzione al loro invecchiamento facciale sia semplicemente rimuovere la cute in eccesso. Ma le cose stanno davvero così?
Nel video che trovate qui sotto, affronto questo tema cercando di sfatare quello che è, a tutti gli effetti, un falso mito.


Il test delle tre generazioni

Per comprendere meglio come invecchia il nostro viso, durante un recente intervento ho mostrato una diapositiva raffigurante tre persone della stessa famiglia, con una linea genetica comune ma età anagrafiche e comportamenti biologici ovviamente differenti: un padre, una madre e una figlia giovane.
Se l’invecchiamento fosse dettato esclusivamente da un eccesso di pelle, dovremmo riscontrare una quantità di cute in eccesso proporzionale all’età. Invece, sottoponendo il viso al famoso gesto di “tirare i tessuti”, l’apparente eccesso cutaneo si manifesta in modo del tutto simile in tutte e tre le persone, compresa la ragazza giovane che – chiaramente – non ha alcun bisogno di un lifting cervico-facciale.

Un cambio di paradigma: dalla pelle alla Ptosi

Questa semplice dimostrazione visiva ci porta a una conclusione fondamentale che richiede un vero e proprio cambio di paradigma scientifico nel modo in cui concepiamo il ringiovanimento del viso.
Il principale responsabile dell’invecchiamento non è l’eccesso cutaneo, bensì la ptosi dei tessuti. Con il passare del tempo, infatti, le strutture profonde del viso (grasso, muscoli, fasce) tendono a cedere e scivolare verso il basso a causa della gravità e della perdita di sostegno strutturale.
La pelle in eccesso può esserci, ma spesso è solo una conseguenza o un fattore associato, non la causa primaria.

Rughe, pieghe e volumi: tre segni diversi

Il gesto di tirare la pelle allo specchio mette insieme cose che in visita vanno tenute separate. Quando parlo della diagnosi dell’invecchiamento del volto faccio sempre lo stesso esempio: non dipende soltanto dalle rughe. Sul viso che invecchia convivono tre segni diversi, che stanno a profondità diverse e che chiedono trattamenti diversi.

Le rughe: la superficie

Le rughe sono la parte più superficiale del volto: riguardano il guscio esterno, i primi due millimetri, cioè la pelle. Molte sono rughe d’espressione e non sono nemmeno un segno di invecchiamento: sono il segno di un viso che si muove, che sorride, che si emoziona. Si affrontano lavorando sulla pelle e sulla sua qualità.

Le pieghe: i tessuti che cambiano posizione

Spesso vengono chiamate rughe, ma non lo sono: sono pieghe. I solchi naso-genieni, le linee della marionetta, il jowl lungo la linea della mandibola e i cedimenti nella parte centrale del collo nascono sotto la pelle, dove i tessuti sono scesi. È la ptosi di cui parlo qui sopra, ed è il motivo per cui una piega non si tratta come una ruga: l’obiettivo è riposizionare i tessuti, non levigare la superficie.

I volumi: quando il viso si svuota

Il terzo segno è la perdita di volume. Con gli anni il viso perde una parte del grasso che lo sostiene, e nelle persone magre questo si vede di più: guance e tempie si svuotano e il volto appare scavato. Qui non c’è una linea da attenuare ma un volume da restituire, per esempio con il lipofilling.

I tre segni convivono quasi sempre, in proporzioni diverse da persona a persona, e riconoscere quale prevale è il compito della visita, non dello specchio: è il motivo per cui la diagnosi viene prima del trattamento. Ne parlo anche in un video dedicato a rughe, pieghe e volumi.

Cosa significa questo per la chirurgia plastica moderna?

Comprendere la differenza tra ptosi ed eccesso cutaneo è essenziale per ottenere risultati naturali e armoniosi. Un intervento chirurgico moderno e ben eseguito (come un lifting facciale profondo) non si limita a “tirare la pelle” e tagliare via l’eccesso – approccio che in passato causava il temuto effetto del “viso rifatto” o “tirato dal vento”.
Oggi l’obiettivo del chirurgo plastico è riposizionare i tessuti profondi ptosici (scivolati verso il basso), riportando i volumi esattamente dove si trovavano anni prima, per un ringiovanimento reale, tridimensionale e assolutamente naturale.
Se desideri valutare insieme a me la natura del tuo invecchiamento facciale e scoprire quali sono le soluzioni più adatte al tuo caso, non esitare a contattare lo studio per prenotare una visita.

Domande frequenti sull’invecchiamento facciale

Qual è la differenza tra rughe e pieghe del viso?

Le rughe riguardano la pelle, lo strato più superficiale del volto, e molte si formano con l’espressione. Le pieghe, come i solchi naso-genieni o le linee della marionetta, nascono più in profondità, dai tessuti che con il tempo scendono. Per questo non si trattano allo stesso modo.

I solchi naso-genieni sono rughe?

No, sono pieghe. Scendono dalle ali del naso verso gli angoli della bocca e dipendono dalla posizione dei tessuti della guancia, non solo dalla pelle. Per capire come affrontarli serve una diagnosi che guardi anche agli strati profondi.

Perché con gli anni un viso magro appare più scavato?

Perché il viso perde una parte del grasso che lo sostiene, e dove il grasso era già poco la perdita si vede di più: guance e tempie si svuotano. In questi casi il segno principale non è una ruga ma un volume che manca.