Il collo è spesso la prima zona a mostrare l’età, e quasi sempre l’ultima di cui ci si occupa. Capita di vedere visi curati e ben mantenuti sopra un collo che racconta tutt’altra storia: la linea della mandibola si perde, il profilo si appiattisce, e il risultato è una discordanza che si nota prima di qualsiasi ruga.
Il lifting del collo è l’insieme delle procedure che riposizionano le strutture cervicali che hanno ceduto, per restituire definizione al profilo fra il mento e il collo. Non è un’unica operazione: sotto lo stesso nome stanno strade diverse, che vanno dal riposizionamento con fili di sospensione fino alla chirurgia del muscolo platisma. Quale sia quella giusta lo decide la diagnosi, non la richiesta.
Un collo non invecchia in un modo solo. Riconoscere quale delle quattro strutture ha ceduto è ciò che distingue un trattamento centrato da uno approssimativo.
La cute. Con gli anni la pelle del collo perde elasticità e si distribuisce in eccesso. È la componente più visibile, ed è anche quella su cui si concentra la maggior parte delle richieste, spesso a torto, perché raramente è l’unica in gioco.
Il muscolo platisma. È il muscolo sottile e largo che riveste il collo. Quando perde tono, i suoi due margini si separano e diventano visibili come due cordoni verticali al centro del collo: sono le cosiddette bande platismatiche, più evidenti quando si contrae il collo o si parla. Sono un problema muscolare: agire solo sulla pelle non le corregge.
Il grasso sottomentoniero. È il pannicolo adiposo che si raccoglie sotto il mento e che dà l’aspetto comunemente chiamato doppio mento. Può essere presente anche in persone magre e giovani, perché dipende dalla conformazione oltre che dal peso.
L’angolo cervico-mandibolare. È la linea che separa il mento dal collo, chiamata in anatomia anche angolo cervico-mentoniero. Quando è netto il profilo appare definito; quando i tessuti profondi scendono quell’angolo si apre e il profilo si appiattisce. È il parametro che più di ogni altro fa leggere un collo come giovane o come invecchiato, e per questo è il primo che viene misurato in visita. Chi volesse approfondire trova un caso commentato nella pagina su come si ridefinisce l’angolo cervico-mandibolare.
I fili di sospensione riposizionano verso l’alto le strutture profonde che sono scese, senza asportare cute e attraverso accessi puntiformi. Si eseguono in day surgery e non lasciano cicatrici lineari. È l’indicazione quando l’eccesso cutaneo è contenuto e il tessuto è ancora sostenibile, e si presta anche a pazienti relativamente giovani in cui il problema è la conformazione dell’angolo più che il cedimento. La tecnica è descritta in dettaglio nella pagina sui fili di sospensione permanenti.
Quando le bande platismatiche sono il problema principale, o l’eccesso di pelle è importante, il riposizionamento da solo non basta. La platismoplastica interviene direttamente sul muscolo platisma riavvicinandone i margini, e si associa in genere alla rimozione della cute in eccesso attraverso incisioni collocate nei solchi naturali intorno all’orecchio, con un piccolo accesso sotto il mento quando serve lavorare al centro del collo.
Collo e terzo inferiore del viso si leggono insieme: la linea della mandibola appartiene a entrambi. In alcuni casi trattare il solo collo produce un risultato corretto ma discordante con il resto del volto, e l’indicazione diventa il lifting del viso esteso al distretto cervicale. È una valutazione che si fa guardando il profilo nel suo insieme, non la singola zona.
L’HDS Thread Lifting (High Definition SMAS Thread Lifting) è la tecnica di sospensione messa a punto dal Dott. Luca Cravero, che lavora sul piano profondo invece che sulla sola cute. Applicata al collo e alla linea della mandibola, punta a ricostruire l’angolo cervico-mandibolare limitando allo stretto indispensabile il danno chirurgico.
“Se i tessuti sono eccedenti, il lifting chirurgico deep plane, a mio parere, resta la soluzione più idonea”, spiega il Dott. Cravero. “Se non lo sono, o lo sono poco, oggi c’è la possibilità di essere molto meno invasivi, attraverso un insulto chirurgico molto contenuto.”
Il funzionamento della tecnica, i materiali e i casi sono descritti nella pagina su perché l’HDS Thread Lifting Plus funziona. Per la declinazione maschile, in cui il problema più frequente sono proprio le bande platismatiche, esiste una pagina dedicata al ringiovanimento del collo nell’uomo.
Il trattamento del collo con fili di sospensione si esegue in regime di day surgery, in anestesia locale con sedazione: nella maggior parte dei casi si entra al mattino e si torna a casa lo stesso giorno. Le procedure chirurgiche più estese possono richiedere un’organizzazione diversa, che viene definita in visita.
Nelle ore immediatamente successive il collo appare già cambiato, ma è ancora edematoso: è un passaggio, non il risultato. Il gonfiore si riduce nell’arco di alcuni giorni e la ripresa delle attività sociali avviene in genere entro due settimane, mentre l’assetto definitivo dei tessuti si valuta nelle settimane successive. Le foto dei controlli sono raccolte, come casi singoli, nella galleria dei casi di lifting del collo.
Come ogni procedura chirurgica, anche il trattamento del collo comporta rischi: ematomi, alterazioni transitorie della sensibilità, asimmetrie, esiti cicatriziali individuali. Sono eventi poco frequenti, ma vanno conosciuti prima e non dopo, ed è per questo che occupano una parte della visita.
Esiste poi un limite che non è una complicanza ma una premessa: l’invecchiamento è un processo che continua anche dopo l’intervento. Un lifting del collo riporta indietro il punto di partenza, non ferma il tempo: un risultato definitivo, in biologia, non esiste. È un punto su cui il Dott. Cravero è esplicito già in visita, perché cambia il modo in cui si guarda al risultato negli anni successivi.
In visita si misura l’angolo cervico-mandibolare, si valutano il tono del platisma e la qualità della cute, e solo dopo si decide che cosa ha senso fare. “Il trattamento più idoneo per la persona che si ha di fronte non è necessariamente il trattamento migliore per il chirurgo, e non è necessariamente neanche il trattamento migliore in assoluto”, spiega il Dott. Cravero.
Il Dott. Luca Cravero è specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica e riceve a Torino. Il percorso comincia sempre da una visita di valutazione, in cui si analizza il distretto cervicale nel suo insieme e si discutono indicazioni, alternative e limiti di ciascuna strada. Il metodo è descritto nella pagina sulla diagnosi in chirurgia plastica estetica; i riferimenti dello studio e le indicazioni per raggiungerlo sono nella pagina dove sono.
Sono i due cordoni verticali che si vedono al centro del collo quando il muscolo platisma perde tono e i suoi margini si separano. Diventano più evidenti contraendo il collo o parlando. Non dipendono dalla pelle: agire solo sulla cute non li corregge.
I fili di sospensione riposizionano verso l’alto le strutture cedute senza asportare cute e senza agire sul muscolo. La platismoplastica interviene direttamente sul platisma, riavvicinandone i margini. La prima si presta quando l’eccesso cutaneo è contenuto, la seconda quando le bande platismatiche sono il problema principale.
Nella maggior parte dei casi si torna a casa in giornata. Il gonfiore iniziale si riduce nell’arco di alcuni giorni e la ripresa sociale avviene in genere entro due settimane. Il profilo definitivo si valuta dopo alcune settimane, quando l’edema si è riassorbito.
Le cicatrici vengono collocate in modo da restare poco visibili: nei solchi naturali intorno all’orecchio e, quando serve, sotto il mento. Con i fili di sospensione gli accessi sono puntiformi. Ogni cicatrice resta comunque un esito individuale, che dipende anche dalla capacità di guarigione della persona.
Sì, il collo può essere trattato da solo. In alcuni casi però il risultato appare più armonico intervenendo anche sul terzo inferiore del viso, perché la linea della mandibola e il collo si leggono insieme. La scelta si fa in visita.
Non esiste un’età di riferimento: conta lo stato dei tessuti, non l’anno di nascita. Ci sono persone che a quarant’anni hanno già un angolo cervico-mandibolare aperto per conformazione, e persone che a sessanta hanno un collo ancora sostenuto.

