“La mia chirurgia negli anni si è evoluta e l’evoluzione ha comportato un’attenzione sempre maggiore nel rispetto dell’anatomia preesistente e nel cercare di creare il minor danno chirurgico possibile.” Il Dott. Luca Cravero, chirurgo plastico estetico, parte da qui per spiegare come imposta una mastoplastica additiva. Prima della protesi viene la paziente: com’è fatta e che cosa desidera.
Rispettare l’anatomia di partenza
“Rispetto dell’anatomia preesistente, ad esempio nella chirurgia mammaria, significa valutare attentamente le condizioni anatomiche di partenza.” In pratica il Dott. Cravero valuta i tessuti, e quindi la copertura che possono offrire alla protesi, la disposizione dei muscoli del torace e la forma dello sterno. Accanto all’anatomia c’è la richiesta della paziente, che va ascoltata e poi verificata: si tratta di “cercare di capire se è realizzabile sulla base delle condizioni anatomiche di partenza”.
Che cosa intendi per naturale?
La richiesta più frequente è sempre la stessa. “Quasi tutti ti dicono: voglio delle protesi e un risultato naturale.” Il punto è che la parola non ha lo stesso significato per tutti. “Allora andiamo a vedere fotograficamente cosa intendi per naturale, perché magari il naturale mio e il naturale della paziente sono completamente differenti.”
Per questo, durante la visita, l’idea di naturale non si dà per scontata: la si guarda su delle fotografie, così che chirurgo e paziente parlino della stessa cosa prima di scegliere forma, volume e proiezione della protesi.
Perché la visita dura un’ora
“Ecco perché proprio l’intervento di protesi mammaria è l’intervento che più di ogni altro intervento richiede un attento esame pre-operatorio.” Le variabili sono molte: il tipo di protesi, la sua proiezione, la via di accesso, il piano in cui alloggiarla. “Ci va un’ora di consultazione in cui capisci bene l’anatomia della paziente e bene quelli che sono i suoi desideri.” È il tempo che serve perché la scelta nasca dalla diagnosi e non da una soluzione standard.
Non c’è solo il piano dietro il muscolo
Sulla base dei rilievi e dei desideri della paziente si decide se l’intervento è possibile, quale protesi utilizzare e in quale piano inserirla. “Perché non c’è solo il piano retromuscolare, c’è anche il piano retrofasciale e il piano retroghiandolare.”
- Retromuscolare: la protesi è alloggiata dietro il muscolo grande pettorale.
- Retrofasciale: la protesi sta sotto la fascia del muscolo pettorale, una membrana sottile ma resistente, e il muscolo resta al suo posto.
- Retroghiandolare: la protesi è alloggiata dietro la ghiandola mammaria, davanti alla fascia del muscolo.
Quando lo spessore dei tessuti lo consente, il Dott. Cravero considera anche i piani che lasciano il muscolo in sede, quelli che nel video chiama “piani naturali”. Quando la copertura è scarsa, il piano retromuscolare protegge meglio la parte superiore della protesi. Vantaggi e limiti di ciascun piano sono descritti nella pagina sulla mastoplastica additiva.
Domande frequenti
Che cosa significa risultato naturale in una mastoplastica additiva?
Non ha un significato unico: il naturale di una paziente può essere molto diverso da quello di un’altra, e da quello del chirurgo. Per questo il Dott. Cravero lo definisce in visita insieme alla paziente, con l’aiuto di fotografie, e verifica che sia compatibile con la sua anatomia.
Che cos’è il piano retrofasciale?
È il piano in cui la protesi viene alloggiata sotto la fascia del muscolo grande pettorale, la sottile membrana che lo riveste, lasciando il muscolo al suo posto. Si può considerare quando lo spessore dei tessuti offre alla protesi una copertura sufficiente.
Come si arriva, passo per passo, alla scelta della protesi e del piano è spiegato nella pagina sulla pianificazione della mastoplastica additiva.

