La mastoplastica additiva è l’intervento finalizzato all’aumento del volume delle mammelle. È molto importante in questo tipo di intervento, durante i colloqui preoperatori, capire quelli che sono i desideri reali della paziente e vedere se questi sono realizzabili sulla base della situazione anatomica della paziente. Mi spiego meglio: una paziente potrà desiderare un seno un po’ più grande o molto più grande, che abbia una forma rotonda o una forma a goccia, una forma anatomica.
Queste possibilità vanno incrociate con quella che è la situazione anatomica di partenza, per cui se un seno è centrato faremo un certo tipo di valutazione, viceversa il seno può essere rilassato da numerose gravidanze piuttosto che da allattamenti o dimagramenti; la cute potrà essere elastica oppure anelastica, rilassata anch’essa.
E ancora: il seno potrà essere modesto o quasi inesistente oppure piuttosto abbondante. Quindi incrociando le situazioni anatomiche di partenza con i desideri della paziente noi possiamo pianificare un intervento operatorio che è personalizzato sulla paziente e quindi potremo decidere di mettere una protesi rotonda o a goccia (anatomica). Le varie protesi hanno diversi gradi di proiezione che si scelgono insieme. L’accesso potrà avvenire dal solco o da un piccolo taglietto attorno all’areola e il piano potrà essere retroghiandolare, cioè dietro alla ghiandola mammaria oppure potrà essere retrofasciale, dietro a una fascia sottilissima che è la fascia del muscolo pettorale oppure retromuscolare, cioè dietro il muscolo pettorale. Quindi nella mastoplastica additiva, più che per altri interventi, sono molto importanti i colloqui preoperatori perché ci sono tante varianti tecniche e tanti tipi di protesi e l’intervento va correttamente pianificato in modo che sia personalizzato sulla paziente.
Rispettare l’anatomia di partenza
Negli anni la mia chirurgia si è evoluta in una direzione precisa: un’attenzione sempre maggiore al rispetto dell’anatomia preesistente e alla ricerca del minor danno chirurgico possibile. Nella chirurgia mammaria questo significa valutare con attenzione le condizioni di partenza: i tessuti, e quindi la copertura che possono offrire alla protesi, la disposizione dei muscoli, lo sterno. E significa ascoltare quello che la paziente desidera, per capire se è realizzabile su quell’anatomia.
Che cosa intendi per naturale?
Quasi tutte le pazienti mi dicono la stessa cosa: vorrei delle protesi e un risultato naturale. Ma il naturale del chirurgo e quello della paziente possono essere molto diversi. Per questo, durante la visita, lo andiamo a vedere su delle fotografie: è il modo più semplice per essere certi di parlare della stessa cosa prima di scegliere forma, volume e proiezione della protesi.
Perché la visita dura un’ora
La protesi mammaria è, a mio parere, l’intervento che più di ogni altro richiede un attento esame preoperatorio. Le varianti sono tante: tipo di protesi, proiezione, via di accesso, piano di alloggiamento. Per questo alla consultazione dedico circa un’ora: il tempo per capire bene l’anatomia della paziente e i suoi desideri, e per incrociarli.
Il piano della protesi: non solo dietro il muscolo
Sulla base dei rilievi e dei desideri della paziente decido se l’intervento è possibile, quale protesi utilizzare e in quale piano inserirla. Il piano retromuscolare non è l’unica possibilità: quando lo spessore dei tessuti lo consente, considero anche il piano retrofasciale e quello retroghiandolare, che lasciano il muscolo pettorale al suo posto. Quando invece la copertura è scarsa, il piano dietro il muscolo protegge meglio la parte superiore della protesi. Vantaggi e limiti di ciascun piano sono descritti nella pagina sulla mastoplastica additiva.
Nel video Mastoplastica additiva: che cosa intendi per naturale? racconto come imposto questa valutazione.
Domande frequenti sulla pianificazione della mastoplastica additiva
Quanto dura la visita prima di una mastoplastica additiva?
Circa un’ora. È il tempo che dedico a valutare l’anatomia della paziente, cioè tessuti, muscoli e sterno, e a capire bene i suoi desideri, per verificare se sono realizzabili e pianificare l’intervento.
Che cosa si valuta per scegliere la protesi?
Le condizioni anatomiche di partenza, cioè lo spessore dei tessuti, la disposizione dei muscoli e la forma dello sterno, insieme ai desideri della paziente. Dall’incrocio di questi elementi dipendono la forma della protesi, rotonda o anatomica, la sua proiezione e il piano in cui alloggiarla.
La protesi va sempre messa dietro il muscolo?
No. Oltre al piano retromuscolare esistono il piano retrofasciale, sotto la fascia del muscolo pettorale, e il piano retroghiandolare, dietro la ghiandola mammaria. La scelta dipende soprattutto dallo spessore dei tessuti che devono coprire la protesi.


