Non esiste il trattamento migliore in assoluto: esiste quello giusto per la persona

“Il trattamento più idoneo per la persona che si ha di fronte non è necessariamente il trattamento migliore per il chirurgo, e non è necessariamente neanche il trattamento migliore in assoluto.” È il criterio con cui il Dott. Luca Cravero, chirurgo plastico estetico, arriva alla proposta terapeutica: prima la diagnosi, poi una seconda valutazione che riguarda la persona e non soltanto il suo volto.

Due modi di impostare la scelta

Il primo approccio è quello che il Dott. Cravero definisce aggressivo: squisitamente chirurgico, orientato al massimo risultato tecnico ottenibile. È un approccio legittimo e in molti casi è quello indicato. Il secondo parte invece dalla diagnosi e da lì cerca il trattamento più idoneo per quella persona, che non coincide sempre con il più risolutivo.

La differenza non è di scuola, è di sequenza. Nel secondo caso il trattamento non viene scelto prima di sapere chi lo riceverà.

I vincoli della persona sono parametri clinici

Ci sono persone che accettano volentieri un miglioramento parziale del problema, purché l’impatto sociale sia minimo e nessuno si accorga che hanno fatto qualcosa. Altre pongono un limite di spesa, o non possono permettersi settimane di recupero, o preferiscono evitare un decorso doloroso.

Nella pratica del Dott. Cravero questi elementi non vengono trattati come preferenze da assecondare a margine della clinica: entrano nella scelta insieme al dato anatomico. Un risultato tecnicamente superiore che la persona non può sostenere, per tempi, per costi o per vita sociale, non è il risultato giusto per lei.


Lo stesso segno, due cause diverse

L’esempio che il Dott. Cravero porta nel video è un cedimento iniziale della linea mandibolare, il cosiddetto jowl. Si può affrontare con un lifting del viso, anche con un lifting deep plane. Ma non sempre la causa è quella che sembra.

In diversi casi i tessuti non si sono allungati: sono scesi di poco perché le logge di grasso della guancia contengono meno volume di prima. La struttura non ha ceduto, si è svuotata. Quando la diagnosi indica questo meccanismo, la strada può essere il riempimento di quelle logge con un filler a base di acido ialuronico o con un lipofilling, cioè con il grasso della persona stessa.

Due percorsi molto diversi per impegno, decorso e costo, a partire dallo stesso segno visibile. È la diagnosi a distinguerli.

Cosa cambia in visita

Cambia l’ordine delle domande. Dopo aver capito come quel volto è cambiato, la conversazione si sposta sul percorso: quanto tempo la persona ha davvero a disposizione, che cosa è disposta ad affrontare, quale risultato le basta. Da quel confronto esce la proposta, che a volte è il trattamento più semplice fra quelli possibili.

“Diagnosi e poi valutazione insieme al paziente di quello che è il percorso più opportuno”, riassume il Dott. Cravero: non necessariamente partire a bomba.

Domande frequenti

Il trattamento migliore in assoluto è sempre quello giusto?

Non necessariamente. Il trattamento più adatto è quello che risponde alla diagnosi e che la persona può sostenere per tempi di recupero, impatto sulla vita sociale e budget. Un risultato tecnicamente superiore che comporta un percorso incompatibile con la vita di chi lo affronta non è la scelta più opportuna per quella persona.

Ha senso accettare un miglioramento solo parziale?

Sì, se è una scelta consapevole e concordata in visita. Alcune persone preferiscono un intervento meno impegnativo, con una ripresa breve e un cambiamento poco evidente per chi le circonda, rispetto a un percorso più lungo. È un obiettivo clinico legittimo, purché sia chiaro fin dall’inizio che cosa quel percorso può e non può dare.

Un cedimento della linea mandibolare si tratta sempre con un lifting?

No. Se la diagnosi indica che i tessuti sono scesi per una perdita di volume nelle logge di grasso della guancia, e non per un vero eccesso cutaneo, il riempimento di quelle logge con filler o lipofilling può essere sufficiente. Se invece il cedimento è strutturale, l’indicazione resta il lifting. La distinzione si fa in visita.

Per capire come si arriva a questa distinzione si può leggere la pagina su perché la diagnosi viene prima del trattamento, oppure quella su come scegliere il chirurgo per il lifting del viso.