Le Protesi Rotonde nella Mastoplastica Additiva: Indicazioni Cliniche e Ricerca della Naturalezza

La scelta della forma dell’impianto mammario è uno dei passaggi più delicati durante la pianificazione di una mastoplastica additiva. Spesso, le pazienti si interrogano sulla differenza di resa estetica tra le diverse tipologie di protesi. In questo articolo, affrontiamo il tema delle protesi rotonde, analizzando quando il loro utilizzo è clinicamente giustificato per ottenere un risultato che sia al contempo sicuro e armonioso.


L’Importanza della Valutazione dei Tessuti

Come chirurgo plastico, il mio approccio si fonda su un’esperienza maturata sia in ambito ricostruttivo ospedaliero sia nella libera professione. Sebbene nella mia pratica clinica io utilizzi raramente le protesi rotonde, esistono scenari specifici in cui esse rappresentano l’opzione ideale. Il fattore determinante non è la protesi in sé, ma l’anatomia di partenza della paziente: è fondamentale che vi siano tessuti idonei e sufficientemente spessi per “nascondere” i margini dell’impianto, garantendo così una transizione morbida e un aspetto naturale.

La Gestione del Polo Superiore

La caratteristica principale della protesi rotonda è la distribuzione uniforme del volume, che si traduce in una maggiore convessità del polo superiore (la parte alta del seno). In pazienti selezionate con cura, anche l’impiego di protesi rotonde a proiezione elevata – come documentato nei controlli clinici a distanza di un anno – restituisce un seno proporzionato, dove la rotondità non appare come un artefatto, ma come un naturale e gradevole riempimento.

L’obiettivo finale rimane costante: offrire soluzioni chirurgiche all’avanguardia, studiando percorsi altamente personalizzati che rispettino l’armonia del corpo.

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