Burqa di carne o scienza a beneficio dell’umanità?

Non si placano le polemiche per le dichiarazioni del cardinal Ravasi che ha definito la chirurgia estetica un “burqa di carne”. A qualche giorno dalla bufera mediatica scatenata dalle parole del cardinale, interviene sulla questione l’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe). E lo fa riportando l’opinione dalla Chiesa Cattolica stessa tramite le parole di Papa Pio XII, che, intervenendo sul tema chirurgia plastica nel 1958, aveva affermato che la stima e la cura della bellezza fisica non sono mai stati condannati dal cristianesimo e che alcune deformità o imperfezioni possono causare turbamenti psichici, diventando un ostacolo per le relazioni sociali, familiari o un impedimento per lo svolgimento delle loro attività.

«Definire la chirurgia plastica come un burqa significa non avere capito la vera essenza di questa professione, ed essersi fermati a guardare solo i casi più estremi, che anche noi condanniamo – dice Mario Pelle Ceravolo, presidente di Aicpe -. Non possiedo l’autorità ecclesiastica per parlare di teologia con un grande prelato della Chiesa Cattolica, per questo preferisco far parlare un grande Papa, Pio XII, che il 4 ottobre 1958 nella Sala degli Svizzeri del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo parlò a favore della professione che svolgo da tanti anni».

Le parole pronunciate quasi settant’anni fa da Pio XII sono ancora oggi molto attuali, come dimostra il testo originale: “Ora, non vi è dubbio che il cristianesimo e la sua morale non hanno mai condannato, come illecita in sé, la stima e la cura ordinata della bellezza fisica”. Riguardo alla chirurgia plastica, il Papa ha affermato che “si è conquistata un largo credito nell’opinione pubblica, soprattutto per i suoi risultati quasi sempre soddisfacenti, e talvolta eccellenti e quasi prodigiosi, come ad esempio, per citarne qualcuno, nelle cheilo e rinoplastiche”.
Causa principale dello sviluppo di questa speciale chirurgia “deve indicarsi in una più viva cura nell’uomo moderno dell’aspetto estetico del proprio corpo. Da un lato, l’analogia, sia pure pallida e lontana, tra l’opera del chirurgo plastico con quella divina del Creatore, che plasmò dal limo della terra il primo corpo umano, infondendovi la vita; dall’altra, il sollievo che ne deriva a così gran numero di sofferenti; infine l’indefinita varietà dei trattamenti concorrono ad accrescere l’alto interesse di questa parte della chirurgia”.
Un difetto estetico, riconosce Pio XII, è un reale ostacolo al benessere della persona: “Alcune deformità, od anche solo imperfezioni, sono fonte di turbamenti psichici nel soggetto, oppure divengono ostacolo alle relazioni sociali e familiari, o impedimento, — specialmente in persone dedite alla vita pubblica o all’arte, — allo svolgimento della loro attività”.
Non mancano poi alcune indicazioni per la chirurgia estetica, a cominciare dalla selezione dei pazienti: “Bisogna, per esempio, saper distinguere quando si tratta di psicopatici costituzionali, più gravemente soggetti alle complicazioni del subcosciente, oppure di malati che presentano fenomeni psichici di natura essenzialmente reattiva, soprattutto cioè legati alla minorazione fisica congenita o acquisita, che la chirurgia plastica si propone di rimuovere”.

Un giudizio su un aspetto culturale e scientifico che coinvolge una moltitudine di persone non può evincersi dai messaggi sensazionalistici proposti dai mass media su situazioni peculiari ed eccezionali. “Tali pregiudizi non impediscono di definire la chirurgia plastica una scienza ed un’arte, ordinate, in sé stesse, a beneficio dell’umanità, ed altresì, per quanto concerne la persona del chirurgo, una professione in cui si trovano impegnati anche importanti valori etici e psicologici” aggiunge il Santo Padre.

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